Burnout scolastico alle superiori: quando lo studio consuma

Nel linguaggio comune “burnout” descrive uno stress cronico che porta a esaurimento, distanza emotiva dal compito e senso di inefficacia. Trasportato nel contesto scolastico, questo fenomeno diventa particolarmente visibile alle superiori, soprattutto, nel periodo che precede la maturità, perché l’esame aumenta la pressione su un sistema già in carico.
La ricerca descrive il burnout scolastico come un costrutto a tre componenti:
- esaurimento legato alle richieste della scuola,
- cinismo/distanziamento,
- sensazione di inadeguatezza.
Questa definizione è alla base di uno strumento molto usato in ricerca, lo School Burnout Inventory (SBI), nato proprio per misurare queste tre dimensioni negli studenti.
Per spiegare il burnout scolastico è utile la logica domande–risorse: il problema non è lo studio in sé, ma lo squilibrio prolungato tra le domande (aspettative, carico, prestazione) e le risorse (recupero, sonno, supporto). Per cui, quando le domande aumentano e le risorse diminuiscono, il sistema entra in modalità sopravvivenza. Nel quinto anno, nello specifico, lo studio non è più solo apprendimento, ma diventa preparazione alla performance.
Come si manifesta?
All’inizio compare la sensazione di fatica che non passa, anche dormendo o nel weekend, la testa resta “spenta”. Può emergere un distacco emotivo, ossia irritazione quando si parla di scuola, cinismo, riduzione della curiosità e cresce la percezione di inefficacia: studio lungo ma la resa è bassa, difficoltà a concentrarsi.
In adolescenza il burnout e i sintomi depressivi possono intrecciarsi, esistono, infatti, studi longitudinali che mostrano una relazione reciproca nel tempo tra burnout scolastico e sintomi depressivi, il che significa che la direzione non è sempre unica e che il fenomeno merita attenzione.
Cosa fare?

Se sei in burnout, aumentare le ore spesso peggiora la situazione, è più sensato cambiare unità di misura: non pensare a quante ore di studio, ma ai micro-obiettivi che si possono raggiungere, al fine di ricostruire la sensazione di efficacia reale. Quando sei in burnout, continuare solo a leggere o sotolineare ti dà l’illusione di lavorare ma non prepara alla prova (questa discrepanza aumenta ansia e stanchezza). Una strategia utile è introdurre un lavoro che assomiglia alla maturità:
- se devi fare orale, allora devi allenare il cervello a parlare e a passare da un concetto all’altro;
- se devi scrivere, devi allenare la mente a strutturare;
- se devi risolvere esercizi, ti serve pratica con passaggi e controllo, non solo il ripasso della teoria.
In questo modo viene ridotto il divario tra “studio” e “performance”, la mente sente di fare qualcosa che serve davvero.
Fondamentale è il ruolo del recupero, non come premio, ma come variabile di prestazione cognitiva, infatti, se il sonno è instabile e la mente non stacca mai, il sistema di memoria e attenzione lavora peggio, alimentando ulteriore stress.
Il supporto più utile è quello che riduce il carico emotivo, meglio evitare interrogatori continui e sostituirli con domande orientate alle risorse.
Se compaiono ritiro, insonnia persistente, attacchi d’ansia frequenti, pensieri di autosvalutazione intensa o perdita generalizzata di interesse, è opportuno coinvolgere un professionista.
Bibliografia
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- Scientific Reports (Nature Portfolio) (2024). Burnout increased among university students during the COVID-19 pandemic…
- Walburg, V. (2014). Burnout among high school students: A literature review. Children and Youth Services Review, 42, 28–33.

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