L’anestesia da doomscrolling

Significa scorrere ripetutamente feed e notizie alla ricerca di contenuti negativi e aggiornamenti “urgenti”, spesso per periodi più lunghi del previsto e con difficoltà a smettere. Spesso funziona come coping digitale, non sempre cerchiamo notizie, ma un sollievo immediato dall’incertezza, dall’ansia o dal senso di impotenza.
Perchè lo facciamo?
Nei periodi di crisi o instabilità, la mente tende a cercare informazioni per ristabilire controllo e prevedibilità; in altre parole: informarsi può essere motivato da un bisogno comprensibile, ma la modalità e l’intensità possono diventare un fattore di stress. Il doomscrolling assomiglia a un circuito comportamentale dove iltrigger (allarme, notifica, noia, ansia) porta allo scroll che genera un micro-sollievo (“ho capito”, “sono aggiornato”), a cui segue poi una nuova minaccia che porta ad altro scroll. Questo pattern è vicino a ciò che la letteratura definisce problematic news consumption: preoccupazione, checking compulsivo e interferenza con la vita quotidiana.
Cosa genera?

Durante eventi collettivi stressanti (ad esempio la pandemia), un maggiore consumo di media e news è associato a più ansia, paura e distress. Nei giovani, una revisione sistematica sul consumo di news COVID e distress evidenzia che volume, negatività e sovraesposizione possono essere un fattore aggiuntivo di sofferenza.
Un filone robusto mostra che l’esposizione ripetuta ai media durante eventi traumatici può associarsi a reazioni di stress acute, talvolta anche più della vicinanza diretta all’evento.
La parte collaterale spesso più concreta è il sonno: quando il doomscrolling scivola nelle ore serali, aumenta attivazione e si sottrae tempo al recupero.
Il doomscrolling, però, non è solo emotivo, ma anche cognitivo,infatti l’eccesso di input è associato a peggior benessere e sintomi depressivi nel tempo. Alcune persone descrivono che lo scroll diventa un modo per non provare emozioni come ansia, conflitti, compiti, vuoto; questo genera un doppio rischio: da una parte un aumento del rumore interno in termini di tensione ed insonnia, da una parte evitamento emotivo.

Perchè (a volte) funziona?
Il doomscrolling persiste perché offre rinforzi reali, ad esempio:
- Senso di controllo: “se resto aggiornato, non mi coglie impreparato”.
- Riduzione momentanea dell’incertezza: “provo sollievo”.
- Orientamento e senso: “capisco cosa succede nel mondo”.
- Connessione sociale: “i commenti mi danno un senso di appartenenza”.
In sintesi, il beneficio principale è un piccolo anticipo di sicurezza. Il problema è che, superata una soglia, il costo supera il beneficio e il comportamento diventa più vicino a una forma di consumo problematico di notizie, con interferenza sulla vita quotidiana.
Bibliografia
- Bendau, A., et al. (2020/2021). Associations between COVID-19 related media consumption and symptoms of anxiety, depression and COVID-19 related fear… European Archives of Psychiatry and Clinical Neuroscience.
- Emerald (2025). The influence of doomscrolling on mental health: a scoping review.
- Garfin-related work: Cross-lagged analysis of COVID-19-related worry and media consumption.
- Holman, E. A., Garfin, D. R., & Silver, R. C. (2014). Media’s role in broadcasting acute stress following the Boston Marathon bombings.
- Keles, B., McCrae, N., & Grealish, A. (2020). Systematic review: social media and depression/anxiety/distress in adolescents.
- McLaughlin, B., Gotlieb, M. R., & Mills, D. J. (2022). Caught in a Dangerous World: Problematic News Consumption and Its Relationship to Mental and Physical Ill-Being. Health Communication.
- Sharma, B., Lee, S. S., & Johnson, B. K. (2022). The Dark at the End of the Tunnel: Doomscrolling on Social Media Newsfeeds. Technology, Mind, and Behavior.

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