La rabbia è probabilmente una delle emozioni infantili che mette maggiormente alla prova gli adulti. Quando un bambino ride o mostra entusiasmo, la sua emozione viene generalmente accolta con facilità, quando invece urla, protesta, stringe i pugni, sbatte una porta o rifiuta di collaborare, l’attenzione dell’adulto si concentra rapidamente sul comportamento e sulla necessità di interromperlo.

La rabbia non è di per sé un’emozione sbagliata, è un’esperienza umana normale che può comparire quando incontriamo un ostacolo, percepiamo un’ingiustizia, ci sentiamo minacciati, frustrati o trattati in un modo che consideriamo scorretto. La letteratura scientifica descrive la rabbia come un’emozione legata anche alla motivazione all’azione e all’avvicinamento: diversamente dalla paura, che frequentemente favorisce l’allontanamento da una minaccia, la rabbia può spingerci ad affrontare un ostacolo e a cercare di modificare una situazione indesiderata.

Cos’è la rabbia?

La rabbia è un’emozione caratterizzata da uno stato di attivazione che può emergere quando percepiamo che qualcosa ostacola un nostro obiettivo, viola le nostre aspettative o rappresenta una situazione indesiderata o ingiusta. Per un bambino può essere difficile distinguere la rabbia da ciò che fa quando è arrabbiato. Può pensare che essere arrabbiati significhi necessariamente urlare, lanciare un oggetto o litigare.

Una prima parte importante dell’educazione emotiva consiste quindi nel separare emozione e comportamento.

La rabbia è un’emozione che può arrivare quando qualcosa non va come vorremmo, quando ci sentiamo trattati male o quando incontriamo un ostacolo. Possiamo sentirci arrabbiati senza fare male a qualcuno.

La rabbia può avere intensità molto diverse. Può iniziare come lieve irritazione, diventare fastidio, crescere fino alla frustrazione e, in alcuni momenti, trasformarsi in una sensazione molto intensa. Non è quindi un interruttore acceso o spento. Aiutare un bambino a comprendere questa gradualità può essere molto utile.

A cosa serve?

Dal punto di vista motivazionale, la rabbia è spesso associata all’approach motivation, cioè alla tendenza ad avvicinarsi a ciò che sta causando il problema e ad agire per modificarlo. Questa caratteristica la distingue da altre emozioni spiacevoli che favoriscono maggiormente il ritiro.

Immaginiamo un bambino a cui un compagno prende ripetutamente un oggetto senza chiedere il permesso. La rabbia può segnalargli “Quello che sta succedendo non mi sta bene.” Oppure immaginiamo un bambino che tenta più volte di costruire qualcosa senza riuscirci: la frustrazione può attivare energia e motivazione a provare una strategia diversa. Naturalmente, se l’attivazione diventa troppo intensa, quella stessa energia può rendere più difficile ragionare e aumentare il rischio di abbandonare il compito o reagire impulsivamente.

La rabbia può quindi segnalare un ostacolo, una frustrazione, la percezione di essere stati trattati ingiustamente. L’intensità della rabbia deriva, invece, dal modo in cui interpretiamo ciò che sta accadendo.

Quando compare?

La rabbia può comparire molto precocemente nello sviluppo e le situazioni capaci di attivarla cambiano con l’età.

Nei bambini piccoli è spesso legata a esperienze immediate, ad esempio non poter avere un oggetto, dover interrompere un’attività piacevole, aspettare, incontrare una difficoltà o non riuscire a comunicare efficacemente ciò che desiderano. Con la crescita, le situazioni diventano più complesse. Possono comparire rabbia per una regola considerata ingiusta, un conflitto con gli amici, un voto scolastico, la percezione di essere stati esclusi oppure una critica ricevuta.

Un bambino può arrabbiarsi quando:

  • riceve un “no”
  • deve interrompere un’attività
  • non riesce immediatamente
  • perde
  • si sente trattato ingiustamente
  • si sente ignorato o non compreso
  • è stanco, affamato o sovraccarico

Come si manifesta nel corpo

La rabbia non è soltanto un pensiero. È un’esperienza che coinvolge il corpo. Quando un evento viene interpretato come rilevante emotivamente, si modificano diversi sistemi: attenzione, postura, tono muscolare, attività cardiovascolare, respirazione, espressione facciale e preparazione all’azione. Durante la rabbia un bambino potrebbe riferire:

Non esiste un solo modo in cui il corpo sente la rabbia.

Nell’immaginario comune, il volto della rabbia è facilmente riconoscibile: sopracciglia abbassate e ravvicinate, sguardo intenso, labbra serrate o bocca aperta durante l’urlo. Queste configurazioni possono effettivamente comparire. Tuttavia, le modalità attraverso cui le persone esprimono la rabbia variano in base al contesto, alla cultura e alle differenze individuali.

Gestire la rabbia

Gestire la rabbia non significa farla sparire il più rapidamente possibile. La regolazione emotiva riguarda la capacità di modificare l’intensità, la durata o l’espressione dell’emozione affinché possa essere compatibile con gli obiettivi della persona e con il contesto.

Prima di regolare un’emozione bisogna riuscire a identificarla. L’adulto può aiutare dicendo “Mi sembra che tu sia molto arrabbiato”. Con i più piccoli possono essere utili immagini, termometri della rabbia, colori o metafore che permettono di trasformare un’esperienza difficile da descrivere in qualcosa di osservabile e comunicabile.

L’adulto può riconoscere l’emozione e contemporaneamente fermare il comportamento: “Sei molto arrabbiato perché dobbiamo andare via. Capisco che volevi continuare a giocare“.

È una distinzione fondamentale.

La ricerca sulla socializzazione emotiva mostra che il modo in cui i caregiver rispondono, parlano e modellano le emozioni contribuisce allo sviluppo della competenza emotiva del bambino. Le risposte supportive tendono a essere associate a migliori capacità di regolazione, mentre modalità fortemente punitive o invalidanti possono essere associate a maggiori difficoltà emotive, pur all’interno di relazioni complesse e bidirezionali.

Quando l’attivazione è molto alta, lunghe spiegazioni raramente rappresentano la strategia migliore. Un bambino molto arrabbiato può avere difficoltà a elaborare istruzioni complesse e considerare alternative. In quel momento l’adulto può ridurre gli stimoli, mantenere un tono di voce stabile e aiutare a recuperare gradualmente un livello di attivazione più gestibile.

A seconda del bambino possono funzionare:

  • respirare lentamente;
  • bere dell’acqua;
  • allontanarsi temporaneamente dallo stimolo;
  • muoversi;
  • stringere un cuscino;
  • camminare;
  • sedersi vicino a un adulto;
  • avere qualche minuto di silenzio.

Non esiste una tecnica universale. Un bambino potrebbe calmarsi attraverso il movimento mentre un altro potrebbe trovare il movimento ancora più attivante. L’obiettivo è aiutarlo a costruire progressivamente un proprio repertorio.

Quando l’attivazione è diminuita si può tornare sull’episodio con domande, ad esempio: “Che cosa avevi pensato?”, “Cosa è successo prima che ti arrabbiassi?“. Queste domande aiutano il bambino a costruire collegamenti tra:

situazione → interpretazione → emozione → comportamento → conseguenza.

La regolazione emotiva, però, non coincide con la semplice scarica dell’attivazione. L’obiettivo è sviluppare comportamenti capaci di ridurre l’escalation e permettere al bambino di tornare a ragionare sul problema. Può essere utile distinguere esprimere la rabbia da agire impulsivamente la rabbia.

È opportuno però considerare una valutazione professionale quando le reazioni sono molto frequenti, intense o persistenti e interferiscono significativamente con la vita quotidiana.

La rabbia attraverso la tv

Le storie possono essere un ottimo punto di partenza per parlare di emozioni. Non perché guardare un cartone insegni automaticamente a regolare la rabbia, ma perché i personaggi permettono al bambino di osservare un’emozione “da fuori”.

Inside Out

È probabilmente uno dei film più immediati per introdurre l’argomento. Il personaggio Rabbia permette di mostrare che questa emozione compare soprattutto quando qualcosa viene percepito come ingiusto o frustrante. Una domanda interessante può essere: “Rabbia è sempre inutile?

Red (Turning Red)

È particolarmente utile con bambini più grandi e preadolescenti. La trasformazione della protagonista offre una metafora molto intuitiva dell’esperienza di un’emozione che sembra improvvisamente diventare enorme e difficile da controllare.

Si può chiedere: “Cosa succede nel corpo quando Mei si attiva?

Bluey

Molti episodi mostrano piccole frustrazioni quotidiane: perdere, aspettare, cambiare un programma o non ottenere ciò che si desidera. Proprio perché le situazioni sono ordinarie, la serie può essere particolarmente utile con i bambini piccoli.

L’adulto può chiedere: “Quando Bluey si è arrabbiata?

Encanto

Può essere interessante per i bambini più grandi perché permette di parlare non soltanto della rabbia evidente, ma anche delle emozioni che possono trovarsi “sotto” un comportamento: frustrazione, paura di deludere, pressione, bisogno di essere riconosciuti.

Daniel Tiger’s Neighborhood

Per i bambini più piccoli, questa serie utilizza deliberatamente situazioni quotidiane per rappresentare emozioni e strategie di regolazione. Le scene di rabbia possono essere utilizzate per riconoscere i segnali, fermarsi e osservare le strategie adottate dai personaggi.

Big Hero 6

Permette di affrontare una rabbia legata alla perdita e al dolore. È particolarmente interessante per mostrare come un’emozione intensa possa spingere verso comportamenti impulsivi e come la relazione con gli altri possa aiutare a recuperare equilibrio.

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Sara El Matouk

Psicologa clinica, Criminologa e Terapista ABA