La FOMO

L’estate è generalmente il periodo dell’anno dedicato al benessere, al tempo libero e alle relazioni sociali, anche i social network contribuiscono a costruire un’immagine idealizzata di questa stagione, associandola a vacanze, esperienze memorabili e felicità. Tuttavia la ricerca suggerisce che questo periodo possa rappresentare, per alcune persone, un momento di maggiore vulnerabilità psicologica.

Uno dei costrutti maggiormente studiati negli ultimi dieci anni è la Fear of Missing Out (FoMO), definita come la preoccupazione persistente che altre persone possano vivere esperienze gratificanti dalle quali si è esclusi, accompagnata dal desiderio di rimanere costantemente aggiornati sulle attività altrui.

Il concetto di FoMO è stato formalizzato da Przybylski nel 2013, che lo hanno inserito all’interno della Self-Determination Theory (SDT) di Deci e Ryan: secondo questa teoria il benessere psicologico dipende dalla soddisfazione di tre bisogni psicologici fondamentali:

  • autonomia, ovvero percepire di poter scegliere liberamente le proprie azioni;
  • competenza, cioè sentirsi efficaci nell’interazione con l’ambiente;
  • relazionalità, ovvero sentirsi emotivamente connessi agli altri.

Quando questi bisogni risultano frustrati aumenta la probabilità che la persona sviluppi una maggiore sensibilità alle informazioni riguardanti ciò che gli altri stanno vivendo: la FoMO rappresenterebbe quindi un tentativo di compensare il timore di essere esclusi dalle relazioni sociali.

Le cause

Sebbene non esistano studi che identifichino l’estate come causa diretta della FoMO, questo periodo dell’anno presenta diverse caratteristiche che possono amplificare i processi cognitivi già coinvolti nel fenomeno.

La prima riguarda l’aumento delle occasioni di confronto sociale. Secondo la Social Comparison Theory le persone valutano sé stesse anche confrontandosi con gli altri; questo processo può diventare fonte di disagio quando il confronto è con persone percepite come più fortunate, più felici o più realizzate. Durante l’estate i social media sono particolarmente ricchi di immagini che mostrano viaggi, feste, paesaggi suggestivi e momenti di convivialità.: questi contenuti aumentano le opportunità di confronto.

Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, non è l’evento in sé a determinare la risposta emotiva, ma il modo in cui viene interpretato. Osservare fotografie di amici in vacanza rappresenta uno stimolo neutro, ma le emozioni che ne derivano dipendono dall’interpretazione.

Tra le distorsioni maggiormente implicate nella FOMO ci sono:

  • Astrazione selettiva, cioè l’attenzione viene rivolta solo agli aspetti positivi della vita altrui;
  • Inferenza arbitraria, cioè concludere che gli altri siano più felici sulla base di informazioni limitate;
  • Pensiero dicotomico, cioè la valutazione dell’esperienza in termini assoluti;
  • Catastrofizzazione, pensieri del tipo “Queste occasioni non mi capiteranno più“.

Uno degli aspetti più studiati riguarda il rapporto tra FoMO e social media. Le meta-analisi disponibili mostrano un’associazione robusta tra FoMO, maggiore frequenza di utilizzo dei social network, controllo ripetuto dello smartphone e uso problematico delle piattaforme digitali. La ricerca suggerisce una relazione bidirezionale: da un lato, elevati livelli di FoMO inducono la persona a controllare continuamente notifiche, storie e aggiornamenti per ridurre temporaneamente l’incertezza; dall’altro, una maggiore esposizione ai contenuti social aumenta le occasioni di confronto e può rinforzare la percezione di stare perdendo esperienze importanti.

Come funziona?

La FoMO può essere interpretata come un ciclo che si autorinforza.

L’esposizione ai contenuti social attiva il confronto sociale, che a sua volta genera pensieri automatici negativi, ad esempio “gli altri stanno vivendo meglio di me“. Questi pensieri determinano emozioni spiacevoli, come tristezza, ansia o senso di esclusione e, per ridurre queste emozioni, la persona tende a controllare ancora più frequentemente i social media. Questo comportamento produce un sollievo momentaneo, ma aumenta nuovamente l’esposizione ai contenuti che avevano originato il confronto, mantenendo il problema nel tempo.

La FoMO non costituisce un disturbo psicologico, tuttavia numerosi studi la associano a livelli più elevati di ansia, sintomi depressivi, stress percepito, disturbi del sonno, minore soddisfazione di vita e maggiore vulnerabilità all’uso problematico dello smartphone e dei social media.

Comprendere i meccanismi della FOMO permette di intervenire non tanto eliminando i social media, ma sviluppando una maggiore consapevolezza dei propri pensieri, promuovendo una valutazione più flessibile della realtà e orientando le proprie scelte verso esperienze coerenti con i propri valori, anziché con le aspettative percepite degli altri.

Bibliografia

  • Beck, J. S. (2021). Cognitive Behavior Therapy: Basics and Beyond (3rd ed.). Guilford Press.
  • Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268.
  • Elhai, J. D., Casale, S., & Bond, R. (2025). Fear of Missing Out and digital connectedness: Current evidence and future directions. Journal of Anxiety Disorders.
  • Festinger, L. (1954). A theory of social comparison processes. Human Relations, 7(2), 117–140.
  • Przybylski, A. K., Murayama, K., DeHaan, C. R., & Gladwell, V. (2013). Motivational, emotional, and behavioral correlates of fear of missing out. Motivation and Emotion, 37, 184–192.
  • van Koningsbruggen, G. M., Ket, H., & Kerkhof, P. (2024). Fear of Missing Out: A scoping review of conceptualizations, measurements, and outcomes. PLOS ONE, 19(8), e0308643.

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Sara El Matouk

Psicologa clinica, Criminologa e Terapista ABA